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L'immagine di Campania felix
ADELE DE QUATTRO*
Chi pagherà Tutti i costi? E’ questo il titolo di una breve analisi economica a firma del prof. Mariano D’Antonio che si chiede1 "quali saranno i costi economici dovuti alla crisi dei rifiuti?" L’analisi dell’economista, seppure sintetica, individua comunque tutte le attività economiche campane che indubbiamente hanno subito danni: turismo, agricoltura, industria, commercio, artigianato, e tutte le altre ad esse connesse e conseguenti.
In realtà il danno maggiore che pare emergere dal dramma campano è quello che
sopporta l’immagine del cittadino campano e per esso quello sopportato
dalla Pubblica Amministrazione, quale organismo di rappresentanza dei
diritti e degli interessi (non solo economici) delle comunità locali.
Probabilmente l’autore dell’analisi economica ha inteso porre la sua domanda
anche alla competente magistratura che proprio in questi giorni è stata, da più
parti, chiamata a porre in essere tutte le azioni necessarie per individuare e
punire i soggetti responsabili di un dramma che ha visto la Campania – e con
essa l’intera Nazione - ancora una volta oggetto delle censure dell’Unione
Europea.
Circa il danno all’immagine di Campania felix (ma tale rimane nonostante
il dramma?) la domanda dell’economista è da rivolgersi alla competente procura
della magistratura contabile della Campania che ben potrebbe porre la sua
attenzione anche a tale profilo di danno, quale violazione del diritto
all’immagine, intesa come diritto al conseguimento, al mantenimento ed al
riconoscimento della propria identità come persona giuridica pubblica, danno che
secondo il giudice contabile2
è economicamente valutabile. La Corte dei Conti ha affermato che essa, infatti,
si risolve in un onere finanziario che si ripercuote sull’intera collettività,
dando luogo ad una carente utilizzazione delle risorse pubbliche ed a costi
aggiuntivi per correggere gli effetti distorsivi che, sull’organizzazione della
pubblica amministrazione, si riflettono in termini di minor credibilità e
prestigio e di diminuzione di potenzialità operativa.
Il danno all’immagine della P.A. va inquadrato nell’ambito del "danno evento" e
non nel "danno conseguenza"; l’immagine ed il prestigio, infatti, costituiscono
dei beni essenziali per l’esistenza stessa della persona giuridica pubblica ed
in questo senso la loro lesione costituisce un danno esistenziale; danno che si
perpetra in forza della semplice lesione dei predetti beni-valori e che pone,
per ciò solo, un nocumento patrimoniale, rappresentato, da un lato, dalla
vanificazione delle spese sostenute per il mantenimento e l’elevazione
dell’immagine e del prestigio dell’ente pubblico e, dall’altro, dalle spese
comunque occorrenti per il ripristino di tali beni-valori3.
Per la stessa giurisprudenza, il danno alla immagine è azionabile, in sede di
giurisdizione contabile, allorché il fatto costituente illecito integri gli
estremi di reato, come si desume dall’art. 185, secondo cui l’obbligazione al
risarcimento del danno è collegato alla commissione di un reato. In tal senso,
la Procura contabile campana dovrà porre attenzione alle decisioni del giudice
penale che da qualche tempo si è premurato di avviare molteplici procedimenti a
carico di alcuni amministratori regionali e degli enti locali.
Ciò che emerge in questi giorni dalle convulse vicende di cronaca e che vi è un
rimpallo di responsabilità - sia per i comportamenti commissivi che quelli
omissivi – tra i poteri amministrativi ordinari (regione, province e comuni) e
quelli straordinari che hanno fatto capo ai commissariati per l’emergenza
rifiuti dal 1994 ad oggi.
Sarà quindi particolarmente complessa la fase di accertamento delle
responsabilità dei singoli amministratori pubblici: quello che certo è che il
danno all’immagine di Campania felix si è effettivamente consolidato nel corso
degli anni, spesso a causa di tutte quelle azioni pubbliche con cui si è inteso
porre in risalto solo “il salotto buono”, nascondendo di fatto la deprecabile
inerzia di azioni amministrative di programma e di pianificazione degli
interventi, che sono assolutamente mancati – ancora oggi - nell’intero
territorio regionale campano4.
Singolare è, inoltre, il dato di fatto che questo territorio risulta essere da
anni ampiamente vincolato sia dalla legislazione in materia di tutela del
paesaggio che di quella di tutela archeologica e delle aree protette; proprio
per tale motivo la responsabilità degli amministratori si amplifica per il
rilevante danno arrecato a dei siti che tutto il mondo invidia alla Campania ed
all’Italia e di cui il Vesuvio, Pompei, Capri, Amalfi e Sorrento, sono solo
l’emblema.
È ovvio, che in ipotesi di condanne in sede penale, rileva lo scostamento da
tali doveri di tutela degli amministratori pubblici dei beni della collettività
(tutelati anche dalle organizzazioni internazionali) in alcuni casi per la
ricerca dell’utilità personale in dispregio dei doveri istituzionali, come
avviene nei reati contro la P.A.; tutto ciò comporta, di conseguenza, la lesione
all’immagine pubblica che deve necessariamente essere risarcita. Per pervenire a
tale risultato è necessario che siano adottati strumenti adeguati per il
ripristino dell’immagine pubblica che, indubbiamente, sono onerosi e, di
conseguenza, non possono essere accollati alla collettività, bensì a coloro che
hanno realizzato, per tornaconto personale, azioni delittuose contro la P.A.5
Vi è da aggiungere che il legislatore in questi ultimi anni si è mostrato
particolarmente attento all’immagine dell’amministrazione. Infatti, è
intervenuto con un’apposita legge (legge 7 giugno 2000, n. 150, recante una
"Disciplina delle attività d’informazione e di comunicazione delle pubbliche
amministrazioni") volta, in attuazione dei principi di trasparenza ed efficacia
dell’azione amministrativa, a disciplinare le attività di informazione e
comunicazione delle pubbliche amministrazioni. E, a tal proposito, nei principi
generali di questa legge è previsto che le pubbliche amministrazioni (come
identificate dall’art. 1, comma 2, del D.L.vo n. 29 del 1993 e successive
modifiche) effettuino attività d’informazione e di comunicazione istituzionale
volta a promuovere l’immagine delle stesse (art. 1, comma 4, lett. f).
* Avvocato specialista in diritto
gestione dell’ambiente, dottore di ricerca in diritto dell’ambiente italiano,
della U.E. e comparato.
1 L’analisi è stata pubblicata nel quotidiano “Il Mattino” di
Napoli del 7 gennaio 2008.
2 Il danno all’immagine della Pubblica Amministrazione è stato
ampiamente definito dalla Corte dei Conti, Sezioni riunite, con la sentenza 23
aprile 2003 n. 10/SR/QM.
3 Cfr., Corte dei Conti, Sez. Giur. Regione Umbria, sentenza 19
ottobre 2002 n. 498/EL/2002.
4 Ad esempio, il Piano Territoriale Regionale (PTR) della
Campania, proposto di recente dalla Giunta regionale ai sensi della L.R. 16 del
2004, non contiene la benché minima previsione delle aree in cui devono
collocarsi gli impianti del ciclo integrato dei rifiuti; parimenti tale carenza
è riscontrabile nei Piani Territoriali di Coordinamento Provinciali (PTCP)
attualmente licenziati dalle 5 Amministrazioni provinciali.
5 Cfr. C.d.C. Sez. Abruzzo n. 685/2001 del Sentenza 17 luglio
2001.
Pubblicato su www.AmbienteDiritto.it
il 14/01/2008