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Brevi considerazioni sul riavvio del sistri


GIOVANNI TAPETTO
*

In questi ultimi giorni, con preavviso sul sito del sistri, con la pubblicazione del suo DM 20 marzo 2013 e con la conferenza stampa del Ministro Clini del 19 aprile u.s., è stato ufficialmente ripristinato il Sistri a far data dal 30 aprile prossimo con un doppio periodo di pre-riavvio: fino al 1 ottobre per i gestori e per i produttori di rifiuti pericolosi oltre i 10 dipendenti; fino al  3 marzo 2014 per tutti gli altri.
A questa notizia si è accavallata la notizia dell’operazione condotta dalla Guardia di Finanza di Napoli che ha condotto all’arresto di 22 persone, tra cui molti imprenditori e, nota particolare, di almeno un consulente ministeriale accusato di aver rilasciato parere favorevole al sistri dietro compenso della ditta fornitrice.
Ciò premesso, senza riportare l’intera cronistoria del sistri, vale la pena ricordare, riassuntivamente, alcuni fatti oggettivi che hanno avuto influenza sul sistema:
•    La Legge 102 del 3 agosto 2009, art. 14-bis, avvia l’operazione sistri ma è coperta dal segreto di Stato e non divulgata;
•    Il DM 17/12/2009, introduttivo del sistri, è stato promulgato quando il sistema era ancora un progetto e non un sistema funzionante;
•    Le sperimentazioni funzionali, sulla pelle delle imprese obbligate, evidenziarono una tale serie di incongruenze che costrinsero il Ministero a una serie di nuovi decreti correttivi e quindi a successive proroghe dell’avvio del sistema fino alla sospensione dello scorso anno (passando attraverso una finta abrogazione) determinata anche dall’evidente flop del click-day dell’11 maggio 2011;
•    L’operatività iniziale del sistri, presentava aspetti di gestione obbligata che andavano a limitare la libertà d’impresa;   
•    Sia le sperimentazioni che i colloqui avuti dai funzionari del Ministero con associazioni e persone esperte del settore hanno evidenziato che i progettisti del software erano a conoscenza della norma di gestione rifiuti ma non delle prassi operative quotidiane necessariamente correlate a tale gestione.
La sommatoria di tali fatti oggettivi porta ad un’unica conclusione: non è il software che non funziona, è l’intero progetto che è sbagliato in quanto inapplicabile alla realtà operativa della gestione rifiuti!
Chi ne capisce qualcosa di informatica sa bene che la presenza di qualche “baco” in un prodotto software è una condizione normale e rimediabile ma se è il progetto, cioè l’architettura di un prodotto software ad essere sbagliato, l’unico rimedio possibile è la riprogettazione del software e la sua sostituzione. 
C’è da ritenere che la situazione descritta sia perfettamente a conoscenza dei tecnici sistri e dei funzionari ministeriali coinvolti, al punto da far pensare che anche il Ministro non possa non essere edotto nel merito.
In tale contesto sono affatto relative le valutazioni sull’efficacia del sistema contro l’ecomafia dato che, oggettivamente, il sistema presenta delle abnormi falle, prima fra tante quella del mancato controllo di rimorchi, semirimorchi e cassoni che costituiscono almeno l’80% del trasporto nazionale di rifiuti oltre al dubbio sul fatto che chi oggi non compila i formulari, domani si iscriva al sistri. Pare ovvio dedurre che con questo sistri, si faccia più un favore che un torto alle ecomafie.
In ragione di ciò non ci si può stupire della condivisa reazione di Rete Imprese alla notizia del riavvio del sistri dato che i primi due anni di gestazione del sistema hanno prodotto un bagno di sangue per le imprese obbligate: USB impazzite, procedure assurde per iscrizione e modifiche, assistenza telefonica affatto inadeguata, costi crescenti per l’installazione delle blackbox con mezzi fermi per giorni, mezzi ancora fermi causa delle blackbox scarica batterie e ancora fermi per gli aggiornamenti e il tutto, senza dilungare il dettaglio, nel mezzo della crisi economica che da tre anni tutte le imprese vivono senza sconti.
E quest’ultima infatti è la grande, evidente verità: le difficoltà economiche ed operative delle imprese del settore generate dal sistri sono affatto indifferenti alla direzione politica del Ministero, qualunque essa sia, anche considerando l’estromissione da un simile progetto di diverse decine di softwarehouse nazionali (alla faccia del liberalismo), esperte del settore, che potevano anzi dovevano, essere coinvolte in un sistema di controllo informatico centralizzato di ampia diffusione, di semplice attivazione, a costi contenuti e di gran lunga più efficiente dell’attuale sistri.
In conclusione, la decisione di riavvio del sistri in un contesto di inalterata inaffidabilità strumentale e di nuove inquietanti indagini della Magistratura appare come uno schiaffo alle centinaia di migliaia di imprese obbligate e già provate dalla crisi economica.
È per tali motivi che è auspicabile un ripensamento del Ministro Clini o di chi lo sostituirà nel nuovo governo, al fine di riavviare non il sistri ma la sua riprogettazione magari prendendo spunto dal sistema simile, in corso di avviamento in Germania, che non presenta affatto la farragine, le limitazioni ed i costi del sistri.
23 aprile 2013

*   Giurista ambientale – Consulente d’applicazione del D.lgs 231/2001- Consulente alla sicurezza del trasporto merci pericolose (ADR) – Docente a contratto in “Disciplina dei rifiuti” al Master in “Diritto dell’Ambiente” dell’Università Cà Foscari di Venezia – Direttore didattico e docente al Master in “Management Ambientale” del CISET – Università Cà Foscari di Venezia – Responsabile tecnico di gestione rifiuti – CEO di “Evoluzione Ambiente Consulenza e Formazione srl” – Studio Legale Avv. Roberta Agnoletto e Dott. Giovanni Tapetto.
 


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