DIRITTO URBANISTICO - EDILIZIA - Reati edilizi - Ordine di sgombero - Manufatto abusivo - Immobili adibiti ad uso abitativo - Sospensione dell'esecuzione del sequestro preventivo - Considerazione delle condizioni di salute - Limiti - PUBBLICA AMMINISTRAZIONE - Principi di adeguatezza e di proporzionalità - Diritti fondamentali - DIRITTO PROCESSUALE PENALE - Esecuzione al provvedimento giurisdizionale - Riparto delle competenze.  

Argomento: 

Autorità: 

Categoria: 

Provvedimento: 
Sentenza
Numero: 
27979
Sez.: 
3^
Data deposito: 
26/06/2019
Data emissione: 
04/04/2019
Presidente: 
LAPALORCIA
Estensore: 
SCARCELLA
Titolo completo: 
CORTE DI CASSAZIONE PENALE, Sez. 3^ 26/06/2019 (Ud. 04/04/2019), Sentenza n.27979

 


CORTE DI CASSAZIONE PENALE, Sez. 3^ 26/06/2019 (Ud. 04/04/2019), Sentenza n.27979


DIRITTO URBANISTICO - EDILIZIA - Reati edilizi - Ordine di sgombero - Manufatto abusivo - Immobili adibiti ad uso abitativo - Sospensione dell'esecuzione del sequestro preventivo - Considerazione delle condizioni di salute - Limiti - PUBBLICA AMMINISTRAZIONE - Principi di adeguatezza e di proporzionalità - Diritti fondamentali - DIRITTO PROCESSUALE PENALE - Esecuzione al provvedimento giurisdizionale - Riparto delle competenze. 
 
L'ordine di sgombero del pubblico ministero di immobili adibiti ad uso abitativo è sindacabile in sede esecutiva sotto il profilo dell'inesistenza del titolo e della sua indispensabilità al fine di dare esecuzione al provvedimento giurisdizionale, ma il controllo sull'indispensabilità non esclude il sindacato sulle modalità di attuazione del provvedimento che, tra quelle possibili, devono essere le meno gravose per i diritti di libertà reale, se ed in quanto idonee a salvaguardare gli effetti per i quali il provvedimento è stato disposto ed alla cui cura deve provvedere il pubblico ministero, quale organo dell'esecuzione penale. Pertanto, il principio di proporzionalità, allo stesso modo che per le cautele personali, regge anche il sistema delle cautele reali sia nella fase genetica che in quella funzionale della misura, nella quale ultima fase è ricompresa anche quella esecutiva, che attiene alle modalità di esecuzione di provvedimenti che conservano una natura esclusivamente cautelare sicché, salvaguardati gli effetti che la cautela assolve, non sono indifferenti le diverse modalità con le quali il provvedimento deve essere eseguito, soprattutto quando l'esecuzione di esso incide su diritti fondamentali, dei quali gli organi della giurisdizione penale sono garanti. Tuttavia, deve essere rispettato il riparto delle competenze, nel senso che al giudice che procede spetta il potere di emettere o meno la misura cautelare reale, potendo nella fase (e solo nella fase) genetica anche determinare le modalità di esecuzione della cautela, se ciò sia imposto dal rispetto dei principi di adeguatezza e di proporzionalità, e successivamente compete al giudice che procede di mantenerla o revocarla, mentre al pubblico ministero spetta, superata la fase genetica di applicazione della misura, di eseguirla. Nella specie, dopo l'emissione del titolo di sequestro, tutto ciò che attiene alla fase esecutiva rientra nelle prerogative del pubblico ministero cosicché è abnorme il provvedimento del giudice procedente che paralizzi l'efficacia del provvedimento emesso dal P.M., potendo intervenire, se investito, esclusivamente il giudice dell'esecuzione ad esercitare il controllo di legittimità in relazione alle modalità di esecuzione della misura cautelare.

(riforma ordinanza del 23/11/2018 del GIP TRIBUNALE di RIMINI) Pres. LAPALORCIA, Rel. SCARCELLA, Ric. P.M. nei confr. di Baldazzi ed altra

 

 

CORTE DI CASSAZIONE PENALE, Sez. 3^ 26/06/2019 (Ud. 04/04/2019), Sentenza n.27979

REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
 
LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
SEZIONE TERZA PENALE
 
composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:
 
omissis 
  
ha pronunciato la seguente
 
SENTENZA
 
sul ricorso proposto da:
PROCURATORE DELLA REPUBBLICA PRESSO IL TRIBUNALE DI RIMINI
nei confronti di:
BALDAZZI GIOVAN NINO;
NANNI GIGLIOLA;
 
avverso l'ordinanza del 23/11/2018 del GIP TRIBUNALE di RIMINI;
 
udita la relazione svolta dal Consigliere ALESSIO SCARCELLA;
 
lette le conclusioni del PG, A. PICARDI, che ha chiesto l'annullamento senza rinvio del provvedimento impugnato;
 
RITENUTO IN FATTO
 
1. Con ordinanza 23.11.2018, il GIP/Tribunale di Rimini respingeva la richiesta di revoca del sequestro preventivo avanzata dall'indagato Baldazzi, disponendo la sospensione dell'esecuzione del sequestro preventivo sul manufatto abusivamente realizzato, in considerazione delle condizioni di salute del medesimo indagato, sino al 31.01.2019.
 
2. Contro la ordinanza ha proposto ricorso per cassazione il Procuratore della Repubblica presso il tribunale, articolando un unico motivo, di seguito enunciato nei limiti strettamente necessari per la motivazione ex art. 173 disp. att. cod. proc. pen.
 
2.1. Deduce, con tale unico motivo, l'abnormità del provvedimento impugnato, in quanto la sospensione dell'esecuzione disposta dal giudice costituirebbe esercizio di un potere riservato esclusivamente al Pubblico Ministero. 
 
In sintesi, rileva il Procuratore della Repubblica ricorrente che il PM aveva chiesto il sequestro preventivo dell'immobile oggetto di interventi edilizi abusivi, sequestro emesso dal GIP in data 30.10.2018. Nel porre in esecuzione il provvedimento di sequestro preventivo, il PM aveva disposto che la PG delegata consentisse all'indagato ed alla sua famiglia di verificarne la disponibilità a lasciare l'immobile al massimo entro novembre 2018, con autorizzazione all'accesso, una volta eseguito il provvedimento, con le cadenze temporali individuate nel provvedimento di esecuzione. A seguito della richiesta di revoca del sequestro o di differimento della sua esecuzione da parte della difesa dell'indagato, il PM aveva espresso in data 22.11.2018 il proprio parere, con indicazione delle modalità esecutive, trasmettendolo al GIP ritualmente il quale, invece, autonomamente aveva differito l'esecuzione o sospeso l'esecuzione del sequestro sino al 31.01.2019. Sostiene il PM ricorrente che tutto ciò che concerne le modalità esecutive del sequestro preventivo rientri nei poteri del PM e non in quelli del GIP, come del resto riconosciuto da questa Corte con sentenza n. 43615 del 2016, richiamata in ricorso. L'aver quindi il provvedimento del GIP paralizzato l'efficacia del provvedimento di sequestro disposto dal PM, avrebbe determinato la dedotta violazione di legge, esorbitando il GIP dalle proprie competenze ed esautorando il PM dal suo potere, con conseguente abnormità del provvedimento.
 
3. Con requisitoria scritta, il Procuratore Generale presso questa Corte, in persona della dott.ssa A. Picardi, ha chiesto l'annullamento senza rinvio del provvedimento impugnato.
 
In sintesi, il PG presso questa Corte ritiene fondato il ricorso, atteso che l'adozione del provvedimento di sospensione dell'esecuzione del sequestro, adottato dal GIP, rientra nella categoria dell'atto abnorme, come anche affermato da decisioni successive di questa Corte, richiamandosi nella requisitoria scritta la sentenza n. 37833 del 2016. Si osserva, in particolare, che se la parte non concorda con le modalità di esecuzione stabilite dal PM, deve attivare l'apposita procedura di controllo ex post sull'operato del PM, onde accertare se le finalità cautelari del provvedimento di sequestro possano essere attuate con modalità diverse da quelle dallo stesso individuate. L'ordinanza dunque, attesa la sua abnormità, dev'essere annullata senza rinvio, con trasmissione atti al medesimo tribunale.
 
CONSIDERATO IN DIRITTO
 
4. Il ricorso del PM è fondato.
 
5. Ed infatti, è ben vero che il giudice dell'esecuzione ha titolo per sindacare funditus l'ordine di sgombero controllando l'esercizio dei poteri attribuiti al pubblico ministero per emetterlo, per la semplice ragione che, in via generale "competente a conoscere dell'esecuzione di un provvedimento è il giudice che lo ha deliberato" (articolo 665, comma 1, del codice di procedura penale). E' altrettanto pacifico che il pubblico ministero può, se ciò costituisce una indispensabile modalità di attuazione del sequestro, ordinare lo sgombero dell'immobile sequestrato, esercitando così il potere di determinare le modalità di esecuzione della misura cautelare ai sensi dell'art. 655 cod. proc. pen. (per tutte, Sez. 3, n. 14187 del 13/12/2006, dep. 2007, Tortora, Rv. 236323).
 
La giurisprudenza di legittimità ha ammesso che l'ordine di sgombero del pubblico ministero di immobili adibiti ad uso abitativo è sindacabile in sede esecutiva sotto il profilo dell'inesistenza del titolo e della sua indispensabilità al fine di dare esecuzione al provvedimento giurisdizionale (Sez. 3, n. 45938 del 09/10/2013, Speranza, Rv. 258312), ma occorre precisare che il controllo sull'indispensabilità non esclude il sindacato sulle modalità di attuazione del provvedimento che, tra quelle possibili, devono essere le meno gravose per i diritti di libertà reale, se ed in quanto idonee a salvaguardare gli effetti per i quali il provvedimento è stato disposto ed alla cui cura deve provvedere il pubblico ministero, quale organo dell'esecuzione penale.
 
E' infatti ampiamente consolidato, sia in dottrina che in giurisprudenza, il convincimento che il principio di proporzionalità, allo stesso modo che per le cautele personali, regge anche il sistema delle cautele reali sia nella fase genetica che in quella funzionale della misura, nella quale ultima fase è ricompresa anche quella esecutiva, che attiene alle modalità di esecuzione di provvedimenti che conservano una natura esclusivamente cautelare sicché, salvaguardati gli effetti che la cautela assolve, non sono indifferenti le diverse modalità con le quali il provvedimento deve essere eseguito, soprattutto quando l'esecuzione di esso incide su diritti fondamentali, dei quali gli organi della giurisdizione penale sono garanti.
 
6. Deve tuttavia essere rispettato il riparto delle competenze, nel senso che al giudice che procede spetta il potere di emettere o meno la misura cautelare reale, potendo nella fase (e solo nella fase) genetica anche determinare le modalità di esecuzione della cautela, se ciò sia imposto dal rispetto dei principi di adeguatezza e di proporzionalità, e successivamente compete al giudice che procede di mantenerla o revocarla, mentre al pubblico ministero spetta, superata la fase genetica di applicazione della misura, di eseguirla.
 
Da ciò consegue che, dopo l'emissione del titolo, tutto ciò che attiene alla fase esecutiva rientra nelle prerogative del pubblico ministero cosicché è abnorme il provvedimento del giudice procedente che paralizzi l'efficacia del provvedimento emesso dal P.M., potendo intervenire, se investito, esclusivamente il giudice dell'esecuzione ad esercitare il controllo di legittimità in relazione alle modalità di esecuzione della misura cautelare. In tal senso vanno letti gli interventi nomofilattici (per tutti, Sez. 3, n. 43615 del 18/02/2015, Manconi, Rv. 265152), indicati nel ricorso del Pubblico Ministero e nella requisitoria scritta del PG (da ultimo, v. anche: Sez. 3, Sentenza n. 30405 del 08/04/2016 - dep. 18/07/2016, P.M. in proc. Murino e altri, Rv. 267587).
 
7. L'impugnata ordinanza dev'essere pertanto annullata senza rinvio, nei limiti in dispositivo indicati.
 
8. In applicazione del decreto del Primo Presidente della S.C. di Cassazione n. 84 del 2016, la presente motivazione è redatta in forma semplificata, trattandosi di ricorso che riveste le caratteristiche indicate nel predetto provvedimento Presidenziale, ossia ricorso che, ad avviso del Collegio, non richiede l'esercizio della funzione di nonnofilachia o che solleva questioni giuridiche la cui soluzione comporta l'applicazione di principi giuridici già affermati dalla Corte e condivisi da questo Collegio, o attiene alla soluzione di questioni semplici o prospetta motivi manifestamente fondati, infondati o non consentiti.
 
P.Q.M.
 
La Corte annulla senza rinvio il provvedimento impugnato, limitatamente alla sospensione ed al differimento dell'esecuzione del sequestro.
 
Motivazione semplificata.
 
Così deciso in Roma, nella sede della S.C. di Cassazione, il 4 aprile 2019