Legislazione Giurisprudenza Per altre sentenze vedi: Sentenze per esteso
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CORTE DI CASSAZIONE Sez. III del 23 marzo 2004, sentenza n. 13978
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Corte di Cassazione Sez. III del 23 marzo 2004, (Ud. 25 febbraio 2004),
sentenza n. 13978
Pres. Rizzo – Est. Piccialli - Pm Passacantando – Imp. Tessitore
LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
SEZIONE III PENALE
Composta dagli Ill.mi Sigg.:
Dott. RIZZO Aldo
Presidente
Dott. ONORATO Pierluigi
Consigliere
Dott. PICCIALLI Luigi
Consigliere
Dott. VANGELISTA Vittorio Consigliere
Dott. NOVARESE Francesco Consigliere
ha pronunciato la seguente:
SENTENZA
sul ricorso proposto da:
TESSITORE Salvatore, n. il 1/4/1948 a Succivo, ivi res. Rapp. E dif. dall'avv.
Giuseppe Stellato del foro di S. M. Capua Vetere;
avverso l'ordinanza in data 14/3/2003 del Tribunale di S. M. Capua Vetere.
Sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. Piccialli;
udito il Pubblico Ministero nella persona del Sost. P.G. Dott. Passacantando G.
che ha concluso per l'annullamento con rinvio.
Udito il difensore Avv. Stellato il quale ha concluso per l'annullamento senza rinvio.
FATTO E DIRITTO
Con decreto in data 24/7/2002 il G.I.P del Tribunale di S.M.Capua Vetere
(reiterando un precedente analogo provvedimento annullato per motivi formali)
dispose il sequestro preventivo di un fabbricato, per difformità essenziali
rispetto alla concessione edilizia rilasciata al titolare committente delle
opere, Salvatore Tessitore. Su istanza di quest'ultimo che aveva ottenuto un
temporaneo dissequestro al fine di rendere il manufatto conforme alla
concessione, dopo l'eliminazione di parte delle opere abusive, veniva attivata
la procedura di cui all'art. 12 L. 47/85, al l'esito della quale il competente
organo comunale, constatata l'impossibilità di procedere alla demolizione delle
rimanenti opere difformi, relative al sottotetto, senza pregiudizio per quelle
lecitamente realizzate con provvedimento dell'11/11/2002 determinava la sanzione
pecuniaria a carico del trasgressore.
A seguito del suddetto provvedimento la difesa dell'indagato inoltrava due
richieste di dissequestro, entrambe disattese dal G.I.P., con decreti del 14 e
19 febbraio 2003, avverso i quali venivano proposti appelli ex art. 322 bis
c.p.p., che il competente Tribunale riuniva e respingeva, con l'ordinanza in
epigrafe, ravvisando la permanenza del rischio di ripresa dell'attività
contravvenzionale, in ragione dell'incompletezza delle opere abusive e
sull'essenziale rilievo che il provvedimento derogazione della sanzione non
poteva considerarsi una sanatoria. Contro tale decisione il Tessitore ha
proposto, a mezzo del difensore di fiducia, ricorso per cassazione, deducendo
"violazione di legge e difetto di motivazione con riferimento all'art. 321
c.p.p. e 12 L. 47/85". Si lamenta nell'impugnazione che i giudici di merito
abbiano indebitamente ravvisato il pericolo di reiterazione criminosa in
fattispecie nella quale l'opera, ritenuta abusiva, è da ritenersi ormai
legittimamente esistente ed assolutamente non demolibile, per effetto di un
provvedimento amministrativo che, pur non estinguendo il reato, ha dato atto di
conseguenze dello stesso ineliminabili, adeguatamente sanzionandole sul piano
amministrativo; in tale situazione non si giusticherebbe il mantenimento della
misura preventiva, che tende ad evitare le ulteriori conseguenze del reato in
contrasto con l'ordinamento, mentre nella specie tali conseguenze sarebbero
state accettate dalla P.A., nell'ambito del legittimo esercizio di poteri di
discrezionalità tecnica.
Il ricorso non è meritevole di accoglimento.
L'art. 12 della L. 47/85 prevede, per le "opere eseguite in parziale difformità
dalla concessione", in via prioritaria (co. 1^) la demolizione a cura dei
responsabili o, in difetto, del Comune, comunque a spese degli stessi, a meno
che (co. 2^) tale demolizione non possa avvenire senza pregiudizio della parte
eseguita in conformità, ipotesi nella quale viene applicata una sanzione
pecuniaria proporzionale al doppio del costo di produzione o al valore venale (a
seconda della destinazione, residenziale o diversa) della parte difforme. Tale
provvedimento, di c.d. "fiscalizzazione" dell'illecito, non equivale ad una
sanatoria, non producendo in particolare, sul piano penale, effetti estintivi
analoghi a quelli previsti dagli artt. 22 e 38 L. 47/85 e succ. modd., ma solo
l'impossibilità, sul piano sanzionatorio amministrativo, di procedere alla
riduzione in pristino (o all'acquisizione al patrimonio comunale), così come
normalmente è previsto dall'art. 7, per i casi di assenza di concessione o
difformità, totale o essenziale, rispetto alla stessa, e dal primo comma dello
stesso articolo 12, per i casi di difformità parziali tecnicamente eliminabili.
Non si tratta, dunque, di una regolarizzazione dell'illecito, bensì della presa
d'atto da parte della P.A. dell'impossibilità di provvedere alla eliminazione
delle conseguenze dallo stesso derivate, in considerazione degli interessi,
ritenuti preminenti, di conservazione delle rimanenti parti assentite;il che non
equivale a conferire una patente di liceità a dette opere, ne', soprattutto, ad
autorizzarne il completamento, considerato che le stesse, allo stato in cui si
trovano, vengono tollerate solo in funzione della conservazione di quelle
legittimamente realizzate. Nel caso di specie, pertanto, anche a prescindere da
ogni considerazione in ordine all'adottabilità in concreto del provvedimento di
fiscalizzazione ex art. 12 co. 2 L. cit. (in una fattispecie più
appropriatamente qualificabile in termini di difformità essenziale, anziché
parziale), deve ritenersi che correttamente i giudici di merito (G.I.P. e
Tribunale) abbiano ravvisato la persistenza delle esigenze preventive
giustificanti il mantenimento della misura cautelare di cui all'art. 321 c.p.p.,
in cospetto di opere che, nella parte difforme (dirette, come si evince dal
provvedimento di sequestro del 24/7/2002, alla realizzazione di una "mansarda",
per dimensioni e caratteristiche strutturali eccedenti e diverse rispetto al
sottotetto previsto in progetto), si presentavano ancora funzionalmente
incomplete, la cui prevedibile ripresa (ancorché finalizzata alle sole
rifiniture e dotazioni degli impianti), integrerebbe la ripresa dell'attività
contravvenzionale (cfr, ex coeteris, Cass. 3^ n. 8352/94, n. 11484/95, n.
7140/98, n. 1218/99, n. 9130/2000). Tali considerazioni comportano l'evidente
inconferenza, nella fattispecie, dell'invocazione di principi enunciati dalla
più recente ed autorevole giurisprudenza di legittimità (S.U. 29/1/2003 n. 2),
per i diversi casi in cui l'opera, illegittimamente realizzata, si presenti
completa, nei quali solo occorre verificare, ai fini del mantenimento della
misura cautelare preventiva, se la predetta sia ancora e comunque idonea a
produrre conseguenze antigiuridiche.
Al riguardo è sufficiente osservare che, se le conseguenze dell'illecito già
realizzate e bloccate in itinere dal sequestro, sono ormai tollerata
dall'ordinamento, ciò è dovuto solo all'inscindibilità, sotto il profilo
statico, delle opere difformi dalle rimanenti parti dell'immobile, ma non al
riconoscimento della definitiva inseribilità, a tutti gli effetti, nel contesto
urbanistico di quanto illegittimamente e, peraltro incompletamente, realizzato;
di talché inammissibile è la pretesa di riacquistare, in pendenza del
procedimento penale per reati non estinti, la disponibilità della cosa al fine
di portare ad ulteriori conseguenze la condotta contravvenzionale.
Al rigetto del ricorso consegue, infine, la condanna del ricorrente al pagamento
delle spese processuali.
P.Q.M.
Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese
processuali.
Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 25 febbraio 2004.
Depositato in Cancelleria il 23 marzo 2004
Edilizia e Urbanistica - Costruzione edilizia - Opere eseguite in parziale difformità - Demolizione non realizzabile - Provvedimento c.d. "fiscalizzazione" dell'illecito - Sanzione pecuniaria disposta ex art. 12 legge n. 47 del 1985 - Natura e finalità - Individuazione. Il provvedimento di fiscalizzazione dell'illecito edilizio, regolamentato dall'art. 12 delle legge 28 febbraio 1985 n. 47, che dopo avere previsto in via prioritaria per le opere eseguite in parziale difformità dalla concessione la demolizione a cura dei responsabili o, in difetto del Comune, dispone che ove tale demolizione non possa avvenire senza pregiudizio della parte eseguita in conformità venga applicata una sanzione proporzionale al doppio del costo di produzione o al valore della parte difforme, non equivale ad una sanatoria, atteso che non integra una regolarizzazione dell'illecito, ed in particolare non autorizza il completamento delle opere, considerato che le stesse vengono tollerate, nello stato in cui si trovano, solo in funzione della conservazione di quelle realizzate legittimamente. Pres. Rizzo – Est. Piccialli – Imputato Tessitore - Pm Passacantando G. (Diff.) (Rigetta, Trib.S.M. Capua Vetere, 14 marzo 2003). CORTE DI CASSAZIONE Penale Sez. III del 23 marzo 2004 (Ud. 25 febbraio 2004) Rv. 228451 sentenza n. 13978
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