Per altre sentenze vedi: Sentenze per esteso
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T.A.R. UMBRIA - 12 novembre 2004, n. 695
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Amministrativo Regionale dell'Umbria
ha pronunciato la seguente
SENTENZA
sul ricorso n. 312/2004, proposto dalla ESSO ITALIANA, con sede in Roma, in
persona del presidente legale rappresentante pro-tempore Gian Maria Paolo
Sorrenti, rappresentata e difesa dagli avv.ti Gian Paolo Zanchini e Lietta
Calzoni, quest’ultima anche domiciliataria in Perugia, alla Via Bonazzi n. 9;
contro
il Comune di Narni, in persona del sindaco pro-tempore, rappresentato e difeso
dall’avv. Fabio Marini, domiciliato presso la Segreteria di questo Tribunale;
per l’annullamento
del provvedimento del dirigente dell’Area Dipartimentale Assetto e Tutela del
Territorio, prot. 2727 in data 10 marzo 2004, in parte qua; nonché di ogni altro
atto preordinato, connesso e consequenziale (ivi compreso il parere della
conferenza di servizi in data 26 febbraio 2004);
Visto il ricorso con i relativi allegati;
Visto l’atto di costituzione in giudizio del Comune intimato;
Viste le memorie prodotte dalle parti a sostegno delle rispettive difese;
Visti gli atti tutti della causa;
Data per letta alla pubblica udienza del 13 ottobre 2004 la relazione del dott.
Pierfrancesco Ungari, uditi i difensori delle parti come da verbale;
Ritenuto e considerato in fatto ed in diritto quanto segue:
FATTO E DIRITTO
1. Nel gennaio 2004 la società ricorrente ha presentato, ai sensi dell’art. 17
del d.lgs. 22/1997 e del regolamento attuativo di cui al D.M. 471/1999, un
progetto preliminare di bonifica del sito in cui è ubicato uno dei propri
impianti di distribuzione di carburanti (Narni, S.S. Tiberina 3 bis, km 8,94).
Il progetto seguiva il piano di caratterizzazione del sito (approvato in data 26
luglio 2002) ed un primo progetto preliminare presentato nel luglio 2003 ed
integrato nel novembre 2003 (non approvato dal Comune).
La conferenza di servizi prevista dall’art. 10 del D.M. citato ha espresso in
data 26 febbraio 2004 parere favorevole, a condizione che “l’obiettivo di
bonifica del parametro MTBE (MetilTerbutilEtere) sia mirato al raggiungimento
del valore fissato dal parere dell’I.S.S., riservandosi di valutare
successivamente (nel corso della bonifica) la possibilità di raggiungere
concretamente tale obiettivo”.
Nel richiamato parere (cfr. nota Istituto Superiore di Sanità, prot. 57058-IA-12
in data 6 febbraio 2001) si propone per il MTBE, non indicato nella Tabella 1
dell’Allegato 1 del D.M. 471/1999, una concentrazione limite nei suoli pari a
quella prevista nella Tabella per il parametro 91 “Idrocarburi leggeri C<12”
(vale a dire, 10 mg/Kg nei suoli ad uso verde pubblico, privato e residenziale e
250 mg/Kg in quelli ad uso commerciale e industriale). Quanto alle acque, si
propone di assumere, in via cautelativa, il valore definito nel d.P.R. 236/1988
relativo alle acque destinate al consumo umano per il parametro “Idrocarburi
totali”, pari a 10
mg/l.
Il Comune di Narni, con provvedimento prot. 2727 in data 10 marzo 2004, ha
approvato il progetto preliminare di bonifica, recependo, tra le altre, la
predetta condizione (prescrizione), ed ha autorizzato la ricorrente “ad
effettuare gli interventi necessari all’esecuzione dell’investigazione
integrativa …”.
Avverso il provvedimento, nella parte in cui prevede che la bonifica riguardi
anche il parametro MTBE e miri al conseguimento per esso del limite di
concentrazione suindicato, deduce censure (esaminate in dettaglio ai punti
successivi, ma intanto) così sintetizzabili:
- inderogabilità, ex artt. 117 Cost, 17 d.lgs. 22/1997 e D.M. 471/1999, delle
competenze dell’Amministrazione statale in materia di definizione a livello
regolamentare tecnico dei limiti di concentrazione delle sostanze inquinanti
oggetto di bonifica, con esclusione di ogni potere autonomo al riguardo in capo
al Comune ed all’I.S.S.;
- tassatività dell’elenco delle sostanze inquinanti di cui al D.M. 471/1999;
- difetto di istruttoria e di motivazione, anche in relazione alle approfondite
valutazioni contenute nei progetti presentati.
2. Il Comune di Narni si è costituito in giudizio, anche eccependo
l’inammissibilità per mancata notificazione a tutte le amministrazioni
partecipanti alla conferenza di servizi, il cui parere sarebbe atto
esoprocedimentale; l’irricevibilità della impugnazione di detto parere; la
conseguente inammissibilità dell’impugnazione del provvedimento comunale per
acquiescenza; in via subordinata, ha chiesto l’integrazione del contraddittorio.
3. Tali eccezioni vanno disattese.
Il parere della conferenza di servizi, per quanto autorevole (e sostanzialmente
tale da consumare buona parte della discrezionalità tecnica sull’adeguatezza del
progetto), rimane atto endoprocedimentale, dato che soltanto il provvedimento
comunale ha effetto autorizzatorio e che il comune ben potrebbe, oltre che
modificare i contenuti tecnici assentiti o integrati dalla conferenza (evento
improbabile, per quanto sopra sottolineato), non emettere il provvedimento,
chiedendo un supplemento di istruttoria e valutazione, facendo rilevare profili
di illogicità o incompletezza, o altro.
In questa prospettiva, può aggiungersi che se il Comune recepisce il parere
della conferenza, la motivazione per relationem è sufficiente, mentre per andare
in contrario avviso occorre motivare adeguatamente.
Ne consegue che la ricomprensione del parere nella domanda di annullamento
risulta tuzioristica, che non occorreva quindi notificare il ricorso a tutti i
partecipanti alla conferenza e che nessuna rilevanza può avere la questione
della tempestività o meno di tale impugnazione rispetto a quella del
provvedimento comunale.
4. Nel merito, con riferimento alle censure che attengono alla sussistenza del
potere prescrittivo, occorre anzitutto distinguere tra valori limite accettabili
nel suolo, nelle acque sotterranee e nelle acque superficiali.
4.1. Quanto ai primi, l’Allegato 1 del D.M. 471/1999 (“Valori di concentrazione
limite accettabili nel suolo, nel sottosuolo e nelle acque sotterranee in
relazione alla specifica destinazione d’uso dei siti, e criteri di accettabilità
per le acque superficiali”) prevede, al punto 1., che “Per le sostanze non
indicate in Tabella si adottano valori di concentrazione limite accettabili
riferiti alla sostanza più affini tossicologicamente”.
La norma postula la natura eminentemente tecnica della valutazione di “affinità”
tra sostanze inquinanti, che può condurre ad applicare i valori tabellari
stabiliti per un parametro anche ad un inquinante non direttamente considerato.
In questo senso, non si è in presenza (almeno formalmente) di uno spostamento di
competenza normativa, bensì dell’esercizio di una discrezionalità tecnica da
parte dell’organo che procede alla bonifica.
Si può discutere sulla legittimità di un simile sistema di integrazione delle
lacune normative.
Sta di fatto, però, che tale previsione non è stata impugnata (né ne viene
chiesta la disapplicazione) e mantiene quindi l’effetto di giustificare
l’imposizione del conseguimento di un obbiettivo/limite di concentrazione nei
suoli per un inquinante, come il MTBE, non espressamente contemplato nella
Tabella relativa alla contaminazione dei suoli.
Quanto alla “affinità” del MTBE al parametro Idrocarburi leggeri C<12, il parere
dell’Istituto Superiore della Sanità, appare adeguatamente argomentato e non
viene sottoposto a censure dalla ricorrente.
4.2. In ordine alle acque superficiali (profilo che non sembra venire in
rilevanza nella bonifica in questione), il punto 2. dell’Allegato rinvia ai
limiti previsti dalla normativa vigente in materia di qualità delle acque
superficiali.
Vengono in rilievo le disposizioni del d.lgs. 31/2001 (che ha sostituito il
citato d.P.R. 236/1988) e quelle del d.lgs. 152/1999, e successive
modificazioni, ed in particolare i valori indicati nei rispettivi Allegati.
Similmente, per le acque sotterranee il punto 3. rinvia ai valori previsti dalla
normativa in materia di tutela delle acque dagli inquinamenti, mentre ai valori
indicati nella relativa Tabella viene attribuita un’efficacia meramente
integrativa. In detta Tabella, peraltro, non compaiono i parametri suindicati;
peraltro, come a suo tempo sottolineato dalla ricorrente propugnandone
l’applicazione al MTBE (cfr. progetto preliminare del giugno 2003, pagg. 25-26),
compare un parametro relativo agli idrocarburi totali - espressi come n-esano -
al quale viene attribuito un valore limite di 350
mg/l).
Per le acque, si pone quindi la questione se il valore individuato sia coerente
con quelli previsti dalla normativa richiamata.
La ricorrente sostiene che il limite di 10
µg/l (previsto dal d.P.R. 236/1988
indicato dall’I.S.S. non rappresenta un valore limite (vincolante), bensì un
valore guida, e, in considerazione dell’assenza di punti di approvvigionamento
idrico ad uso idropotabile a valle del sito da bonificare, deduce l’illogicità
della scelta e la mancanza di un’adeguata motivazione.
Può osservarsi che il valore di cui si discute è indubbiamente un valore limite,
come risulta dalla definizione data nel parere dell’I.S.S. e dalla natura
vincolante (ancorché derogabile, in base alla sussistenza di determinati
presupposti) dei valori indicati nelle Tabelle allegate al D.M. 471/1999, al
d.lgs. 31/2001 ed al d.lgs. 152/1999 (mentre la categoria dei valori guida o
valori obiettivo appartiene all’esperienza di altri settori della normativa
antinquinamento, come quella sulla qualità dell’aria). Del resto, è in questa
prospettiva che la ricorrente ha argomentato l’impossibilità di conseguire
l’obiettivo attraverso l’applicazione delle migliori tecnologie disponibili a
costi sopportabili, ed ha proposto conseguentemente un valore di concentrazione
residua accettabile pari a 350
mg/l
(cfr. progetto preliminare giugno 2003, pagg. 25-26; integrazione del novembre
2003, pag. 5).
A parte ogni valutazione di carattere tecnico-scientifico (evidentemente
estranea alle competenze del Collegio), le prospettazioni delle parti
sostanzialmente coincidono nell’individuazione del parametro di riferimento
(quello relativo agli “idrocarburi totali”), mentre divergono sulla norma
tecnica applicabile (per rinvio), che nel provvedimento impugnato viene
individuata in quella relativa alle acque destinate al consumo umano. Stante
l’assenza (non contestata) di un effettivo utilizzo dei corpi idrici interessati
alla bonifica, il Collegio ritiene che il mero richiamo (“in via cautelativa”)
del principio di precauzione, di derivazione comunitaria (sancito dall’art. 174
par. 2, del Trattato di Roma, e dall’art. 130R prima della entrata in vigore del
Trattato di Amsterdam), non sia sufficiente a giustificare l’imposizione di un
limite di un ordine di grandezza così restrittivo.
Sotto tale profilo, dunque, il provvedimento appare illegittimo.
5. La ricorrente contesta anche la stessa legittimità dell’imposizione di un
obiettivo nuovo (per l’inquinante MTBE), che comporta la necessità di
rielaborare il progetto per quanto riguarda le tecnologie da adottare e gli
impianti impiegati, nonostante che in occasione delle precedenti valutazioni il
Comune non avesse espressamente considerato il MTBE. Per di più, riservandosi
una successiva valutazione in ordine alla possibilità di raggiungere
concretamente detto obiettivo, il che, a dire della ricorrente, denoterebbe
accessorietà e pressapochismo.
In proposito va ricordato che gli interventi di bonifica, ai sensi del D.M.
471/1999, si articolano in fasi successive: piano di caratterizzazione, progetto
preliminare, progetto definitivo, esecuzione della bonifica. In particolare,
l’articolo 5 prevede che “Qualora il progetto preliminare di cui all'art. 10
dimostri che i valori di concentrazione limite accettabili di cui all'art. 3,
comma 1, non possono essere raggiunti nonostante l'applicazione, secondo i
princìpi della normativa comunitaria, delle migliori tecnologie disponibili a
costi sopportabili, il comune o, se l'intervento riguarda un'area compresa nel
territorio di più comuni, la regione, può autorizzare interventi di bonifica e
ripristino ambientale con misure di sicurezza, che garantiscano, comunque, la
tutela ambientale e sanitaria anche se i valori di concentrazione residui
previsti nel sito risultano superiori a quelli stabiliti nell'Allegato 1. Tali
valori di concentrazione residui sono determinati in base ad una metodologia di
analisi di rischio riconosciuta a livello internazionale che assicuri il
soddisfacimento dei requisiti indicati nell'Allegato 4. ” (comma 1) e che “Il
provvedimento che approva il progetto ed autorizza gli interventi di bonifica e
ripristino ambientale di cui al comma 1 deve stabilire le misure di sicurezza ed
i piani di monitoraggio e controllo necessari ad impedire danni derivanti
dall'inquinamento residuo e può fissare limitazioni temporanee o permanenti o
particolari modalità per l'utilizzo dell'area. (…)” (comma 2).
La ricorrente ricorda che il primo progetto era stato respinto, tra l’altro,
poiché “non vengono assicurati, all’esterno dell’area di proprietà, i limiti
previsti dal D.M. 471/99”, ed è evidente, per quanto esposto, che il MTBE
risulta indirettamente contemplato dalla normativa sulle bonifiche.
Non è dubbio, peraltro, che l’Amministrazione procedente abbia, in sede di
approvazione/autorizzazione, un potere prescrittivo in ordine alla bonifica da
eseguire che può comportare anche l’onere di integrazioni progettuali: ciò è
previsto espressamente dall’articolo 10, comma 5, e comunque è sottinteso dalle
altre disposizioni del D.M. 471/1999 che riguardano il procedimento di bonifica.
E’ a questa eventualità che fa riferimento il Comune quando prevede successive
valutazioni (dando per implicito l’onere di un’ulteriore integrazione
progettuale).
6. Resta da valutare se l’imposizione dell’obbiettivo/valore da raggiungere per
il MTBE risulti comunque illegittima, in presenza delle contrarie argomentazioni
contenute nella progettazione presentata dalla ricorrente.
6.1. L’articolo 5, in particolare, è la norma chiave sul rapporto tra obblighi
della bonifica e potere prescrittivi dell’Amministrazione. Dalla lettura della
disposizione si desume chiaramente che la deroga ai valori limite è legata alla
dimostrazione, da parte del soggetto onerato della bonifica, dell’impossibilità
di conseguire i valori limite mediante l’applicazione delle migliori tecnologie
disponibili a costi sopportabili, ed alla individuazione di valori di
concentrazione residui (ovviamente, superiori ai valori limite), ipotizzabili
come risultato dell’applicazione delle migliori tecnologie disponibili a costi
sopportabili, e che risultino, in base all’applicazione di una metodologia di
analisi del rischio, tali da garantire comunque un’adeguata tutela ambientale e
sanitaria. Tale dimostrazione consente all’Amministrazione di autorizzare,
prescrivendo misure di sicurezza, una bonifica (definita “Bonifica con misure di
sicurezza e ripristino ambientale”) che preveda il raggiungimento di detti
valori residui (anziché dei valori limite veri e propri).
6.2. Non è superfluo ricordare che
Per migliori tecnologie disponibili, secondo la definizione, che ha una portata
generale più attuale e consolidata, contenuta nella Direttiva 96/61/CE, si
intendono quelle tecniche e modalità di progettazione, costruzione,
manutenzione, esercizio e chiusura degli impianti, più efficaci per ottenere un
elevato livello di protezione dell’ambiente, che risultino sviluppate su una
scala che ne consenta l’applicazione in condizioni economicamente e tecnicamente
valide nell’ambito del pertinente comparto industriale.
Il ricorso alle m.t.d. rappresenta uno strumento, alternativo o complementare,
rispetto a quello consistente nella fissazione diretta di limiti inderogabili al
rilascio di sostanze inquinanti.
Attraverso di esso, l’amministrazione vigilante dispone di un parametro più
complesso e significativo -in quanto suscettibile di continui aggiornamenti, in
relazione all’evoluzione della tecnologia ed al miglioramento dei prezzi di
mercato- per valutare la sostenibilità ambientale di un’attività produttiva,
sulla base del quale è possibile fissare limiti di emissione delle sostanze
inquinanti tali da individuare le massime performance ambientali esigibili da
ogni insediamento produttivo, sulla base delle specifiche caratteristiche degli
impianti e delle potenzialità economiche aziendali.
L’ulteriore connotazione di “costi sopportabili”, accolta nel D.M. 471/1999 (e
prima ancora nell’articolo 17 del d.lgs. 22/1997, cui dà attuazione) è stata
definita dall’articolo 114, comma 9, della legge 388/2000, nel senso che non
comportino un arresto prolungato delle attività produttive o, comunque, non
siano sproporzionati rispetto al fatturato annuo prodotto dall’impianto soggetto
a bonifica.
Quanto all’onere della dimostrazione, la giurisprudenza di questo Tribunale (cfr.
sent. 10 gennaio 2003, n. 10) ha già affermato che, qualora l’impresa argomenti
(vengono in rilievo, le conoscenze tecnico-scientifiche disponibili per lo
specifico settore produttivo e lo specifico problema di tutela ambientale,
l’esistenza di documenti ricognitivi o valutativi a livello comunitario o
nazionale, ai quali fare riferimento) l’impossibilità tecnica od economica di
conseguire migliori risultati ambientali, sia l’Amministrazione a dover
precisare perché quanto progettato o già realizzato non è sufficiente e quali
ulteriori sforzi, sempre con il limite della migliore tecnologia disponibile
(nel caso in esame, anche a costi sopportabili), l’impresa è tenuta a compiere.
6.3. Dall’esame della documentazione versata in atti si evince che:
- nel progetto del luglio 2003, la possibilità di conseguire i valori limite per
il MTBE è considerata al paragrafo relativo agli obiettivi e tecnologie di
bonifica delle acque sotterranee (paragrafo 6., pagg. 25-26), per affermare che
“Sulla base della nostra esperienza professionale il VCG indicato ben
difficilmente è raggiungibile con le migliori tecnologie disponibili a costi
sopportabili” e, dopo considerazioni critiche in ordine alla congruità del
valore proposto dall’I.S.S. (sopra esaminate), concludere che “riteniamo
ragionevole proporre un VCRA pari a 350 g/l” (come altresì esposto ai punti
precedenti) - dove VCG sta per valore di concentrazione guida (qualificazione
che si è già definita erronea), e VCRA per valore di concentrazione residuo
accettabile;
- nell’integrazione del novembre 2003, le valutazioni richiamate dalla
ricorrente (paragrafo 6., pag. 5) concernono non il MTBE, bensì il benzene;
- nel progetto del gennaio 2004, (paragrafo 7., pag. 25), per il MTBE, sulla
base di considerazioni critiche anche stavolta attinenti alla congruità del
valore proposto dall’I.S.S., si postula “ragionevole assumere … un VCRA pari a
350 g/l”, e non viene nemmeno più affrontato, quanto meno rispetto al parametro
MTBE e al valore limite ad esso attribuito, il tema dei risultati ottenibili
mediante l’applicazione delle migliori tecnologie disponibili.
Perciò, appare evidente che, anche volendo considerare valida ed attuale la
documentazione precedente l’ultimo progetto presentato (con ciò onerando
impropriamente l’Amministrazione di una selezione e/o composizione tra proposte
in parte difformi), si è in presenza di asserzioni non documentate, né
circostanziate (con riferimento alle performance ottenibili con le diverse
tecnologie, alla letteratura scientifica al riguardo, alle concrete esperienze
applicative vantate, etc.), che non consentono di ritenere soddisfatto (neanche
nel senso precisato al punto precedente) l’onere previsto dall’articolo 5 al
fine di perseguire una bonifica con misure di sicurezza (riguardo al parametro
MTBE).
7. In conclusione, il ricorso va accolto limitatamente all’imposizione
dell’obbiettivo/valore limite relativo alla concentrazione dell’inquinante MTBE
nelle acque, con conseguente annullamento del provvedimento prot. 2727/2004, in
parte qua.
Resta salvo il potere dell’Amministrazione di fissare motivatamente al riguardo
un valore diverso, anche sulla base delle prospettazioni eventualmente contenute
nell’integrazione del progetto preliminare che la ricorrente dovrà presentare
(entro un termine all’uopo fissato) per tener conto delle prescrizioni che non
sono state annullate con la presente sentenza.
Sussistono giustificati motivi per disporre la compensazione integrale tra le
parti delle spese di giudizio.
P.Q.M.
Il Tribunale Amministrativo dell'Umbria, definitivamente pronunciando sul
ricorso in epigrafe, lo accoglie e, per l’effetto, annulla in parte qua il
provvedimento impugnato, nei sensi indicati in parte motiva.
Spese compensate.
La presente sentenza sarà eseguita dall'Amministrazione ed è depositata presso
la Segreteria di questo Tribunale che provvederà a darne comunicazione alle
parti.
Così deciso in Perugia, nella Camera di Consiglio del giorno 13 ottobre 2004,
con l'intervento dei magistrati:
Avv. Pier Giorgio Lignani Presidente
Avv. Annibale Ferrari Consigliere
Dott. Pierfrancesco Ungari Consigliere, estensore.
L’ESTENSORE
IL PRESIDENTE
IL SEGRETARIO
F.to Pierfrancesco Ungari
F.to Pier Giorgio Lignani
F.to Francesca Bianconi
1) Acqua e inquinamento idrico - Bonifica - D.M. 471/99 - Valori di concentrazione limite - Sostanze non indicate in tabella - Valutazione di affinità - Organo amministrativo - Discrezionalità tecnica. Il punto 1 All. 1 al D.M. 471/99 (“Per le sostanze non indicate in Tabella si adottano valori di concentrazione limite accettabili riferiti alla sostanza più affine tossicologicamente”) postula la natura eminentemente tecnica della valutazione di “affinità” tra sostanze inquinanti, che può condurre ad applicare i valori tabellari stabiliti per un parametro anche ad un inquinante non direttamente considerato. L’organo che procede alla bonifica si avvale, non di competenza normativa, bensì della propria discrezionalità tecnica. Pres. Lignani, Est. Ungari - Esso Italiana (Avv. Ti Zanchini e Calzoni) c. Comune di Narni (Avv. Marini) - T.A.R. UMBRIA, 12 novembre 2004, n. 695
2) Acqua e inquinamento idrico - Bonifica - Valori limite - Natura di valore guida - Esclusione - Natura vincolante - I valori guida o obiettivo attengono alla diversa materia dell’inquinamento atmosferico. In ordine ai valori limite degli inquinanti nelle acque, la misura di 10 mg/l per gli idrocarburi totali (di cui al d.P.R. 236/1988) non può considerarsi quale valore guida, dovendosene riconoscere natura vincolante, desumibile dalle Tabelle allegate al D.M. 471/1999, al d.lgs. 31/2001 ed al d.lgs. 152/1999 (la categoria dei valori guida o valori obiettivo appartiene all’esperienza di altri settori della normativa antinquinamento, come quella sulla qualità dell’aria). Pres. Lignani, Est. Ungari - Esso Italiana (Avv. Ti Zanchini e Calzoni) c. Comune di Narni (Avv. Marini) - T.A.R. UMBRIA, 12 novembre 2004, n. 695
3) Acqua e inquinamento idrico - Bonifica - Assenza di specifica previsione del valore limite per la sostanza considerata - Parametro di riferimento - Normativa sulle acque destinate al consumo umano - In assenza di effettivo utilizzo dei corpi idrici interessati - Adozione del principio di precauzione - Illegittimità. Il mero richiamo al principio di precauzione di derivazione comunitaria non giustifica, in assenza di un effettivo utilizzo dei corpi idrici interessati alla bonifica, e in mancanza di una specifica previsione del valore limite nelle tabelle di cui al D.M. 471/99, l’individuazione, quale parametro di riferimento, dei valori limite particolarmente restrittivi di cui alla normativa in materia di acque destinata al consumo umano (nella specie: trattatasi di inquinamento da MTBE - MetilTerbutilEtere). Pres. Lignani, Est. Ungari - Esso Italiana (Avv. Ti Zanchini e Calzoni) c. Comune di Narni (Avv. Marini) - T.A.R. UMBRIA, 12 novembre 2004, n. 695
4) Acqua e inquinamento idrico - Bonifica - Articolazione in fasi successive - Potere dell’amministrazione di richiedere integrazioni documentali - Sussistenza. Gli interventi di bonifica, ai sensi del D.M. 471/1999, si articolano in fasi successive: piano di caratterizzazione, progetto preliminare, progetto definitivo, esecuzione della bonifica. In sede di approvazione/autorizzazione, l’amministrazione procedente, che mantiene un potere prescrittivo in ordine alla bonifica da eseguire, può sempre richiedere l’onere di integrazioni progettuali (articolo 10, comma 5, D.M. 471/1999). Pres. Lignani, Est. Ungari - Esso Italiana (Avv. Ti Zanchini e Calzoni) c. Comune di Narni (Avv. Marini) - T.A.R. UMBRIA, 12 novembre 2004, n. 695
5) Inquinamento - Bonifica - Rapporto tra obblighi di bonifica e poteri prescrittivi dell’amministrazione - Art. 5 D.M. 471/99 - Applicazione delle migliori tecnologie disponibili - Costi sopportabili - Autorizzazione alla bonifica con misure di sicurezza e ripristino ambientale - Raggiungimento dei valori residui. L’articolo 5 del D.M. 471/1999 è la norma chiave sul rapporto tra obblighi della bonifica e poteri prescrittivi dell’Amministrazione. La deroga ai valori limite è legata alla dimostrazione, da parte del soggetto onerato della bonifica, dell’impossibilità di conseguire i valori limite mediante l’applicazione delle migliori tecnologie disponibili a costi sopportabili, ed alla individuazione di valori di concentrazione residui (ovviamente, superiori ai valori limite), ipotizzabili come risultato dell’applicazione delle migliori tecnologie disponibili a costi sopportabili, e che risultino, in base all’applicazione di una metodologia di analisi del rischio, tali da garantire comunque un’adeguata tutela ambientale e sanitaria. Tale dimostrazione consente all’Amministrazione di autorizzare, prescrivendo misure di sicurezza, una bonifica (definita “Bonifica con misure di sicurezza e ripristino ambientale”) che preveda il raggiungimento di detti valori residui (anziché dei valori limite veri e propri). Pres. Lignani, Est. Ungari - Esso Italiana (Avv. Ti Zanchini e Calzoni) c. Comune di Narni (Avv. Marini) - T.A.R. UMBRIA, 12 novembre 2004, n. 695
6) Inquinamento - Bonifica - Migliori tecnologie disponibili - Definizione - Dir. 96/61/CE. Per migliori tecnologie disponibili, secondo la definizione contenuta nella Direttiva 96/61/CE, si intendono quelle tecniche e modalità di progettazione, costruzione, manutenzione, esercizio e chiusura degli impianti, più efficaci per ottenere un elevato livello di protezione dell’ambiente, che risultino sviluppate su una scala che ne consenta l’applicazione in condizioni economicamente e tecnicamente valide nell’ambito del pertinente comparto industriale. Pres. Lignani, Est. Ungari - Esso Italiana (Avv. Ti Zanchini e Calzoni) c. Comune di Narni (Avv. Marini) - T.A.R. UMBRIA, 12 novembre 2004, n. 695
7) Inquinamento - Bonifica - Sostenibilità ambientale di un’attività produttiva - Fissazione dei limiti delle sostanze inquinanti - Applicazione delle migliori tecnologie disponibili - Finalità. Il ricorso alle migliori tecnologie disponibili rappresenta uno strumento, alternativo o complementare, rispetto a quello consistente nella fissazione diretta di limiti inderogabili al rilascio di sostanze inquinanti. Attraverso di esso, l’amministrazione vigilante dispone di un parametro più complesso e significativo -in quanto suscettibile di continui aggiornamenti, in relazione all’evoluzione della tecnologia ed al miglioramento dei prezzi di mercato- per valutare la sostenibilità ambientale di un’attività produttiva, sulla base del quale è possibile fissare limiti di emissione delle sostanze inquinanti tali da individuare le massime performance ambientali esigibili da ogni insediamento produttivo, in cosiderazione delle specifiche caratteristiche degli impianti e delle potenzialità economiche aziendali. Pres. Lignani, Est. Ungari - Esso Italiana (Avv. Ti Zanchini e Calzoni) c. Comune di Narni (Avv. Marini) - T.A.R. UMBRIA, 12 novembre 2004, n. 695
8) Inquinamento - Bonifica - Connotazione di “costi sopportabili” - L.388/2000 - Definizione. La connotazione di “costi sopportabili”, accolta nel D.M. 471/1999 (e prima ancora nell’articolo 17 del d.lgs. 22/1997, cui dà attuazione) è stata definita dall’articolo 114, comma 9, della legge 388/2000, nel senso che non comportino un arresto prolungato delle attività produttive o, comunque, non siano sproporzionati rispetto al fatturato annuo prodotto dall’impianto soggetto a bonifica. Pres. Lignani, Est. Ungari - Esso Italiana (Avv. Ti Zanchini e Calzoni) c. Comune di Narni (Avv. Marini) - T.A.R. UMBRIA, 12 novembre 2004, n. 695
9) Inquinamento - Bonifica - Applicazione delle migliori tecnologie disponibili - Insufficienza - Onere della dimostrazione - A carico dell’Amministrazione. In ordine all’onere della dimostrazione dell’adozione delle migliori tecnologie disponibili, qualora l’impresa argomenti l’impossibilità tecnica od economica di conseguire migliori risultati ambientali, è l’Amministrazione a dover precisare perché quanto progettato o già realizzato non è sufficiente e quali ulteriori sforzi, sempre con il limite della migliore tecnologia disponibile, l’impresa è tenuta a compiere. Pres. Lignani, Est. Ungari - Esso Italiana (Avv.ti Zanchini e Calzoni) c. Comune di Narni (Avv. Marini) - T.A.R. UMBRIA, 12 novembre 2004, n. 695
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