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Testata registrata presso il Tribunale di Patti Reg. n. 197 del 19/07/2006 - ISSN 1974-9562
CORTE
DI CASSAZIONE PENALE, Sez. III, 22/01/2009 (Ud. 11/12/2008), Sentenza n. 2877
URBANISTICA ED EDILIZIA - Mutamento di destinazione d'uso attraverso
realizzazione d'opere edilizie - permesso di costruire - Necessità. In
assenza di permesso di costruire il mutamento di destinazione d'uso di un
immobile mediante realizzazione d'opere edilizie, anche se di modesta entità,
configura il reato di costruzione edilizia, in quanto l'esecuzione dei lavori
determina la creazione di un organismo edilizio in tutto o in parte diverso dal
precedente. Pres. Vitalone, Est. Amoresano, Ric. Zaccari. CORTE DI CASSAZIONE
PENALE, Sez. III, 22/01/2009 (Ud. 11/12/2008), Sentenza n. 2877
URBANISTICA ED EDILIZIA - Mutamento di destinazione d'uso con realizzazione
di opere edilizie - Permesso di costruire - Necessità - Fattispecie: serra
trasformata in deposito rimessa di velivoli. In ordine al mutamento di
destinazione d'uso di un immobile attraverso la realizzazione di opere edilizie,
si configura in ogni caso un'ipotesi di ristrutturazione edilizia (secondo la
definizione fornita dal D.P.R. n. 380 del 2001, art. 3, comma 1, lett. d)), in
quanto l'esecuzione dei lavori, anche se di modesta entità, porta pur sempre
alla creazione di un organismo edilizio in tutto o in parte diverso dal
precedente. L'intervento rimane assoggettato, al previo rilascio del permesso di
costruire con pagamento del contributo di costruzione dovuto per la diversa
destinazione. Fattispecie: modifica della destinazione d'uso di una serra in un
deposito adibito a rimessa di velivoli. Pres. Vitalone, Est. Amoresano, Ric.
Zaccari. CORTE DI CASSAZIONE PENALE, Sez. III, 22/01/2009 (Ud. 11/12/2008),
Sentenza n. 2877
URBANISTICA ED EDILIZIA - Permesso di costruire - Mutamento di destinazione
d'uso - Mutamento degli "elementi tipologici" dell'edificio - Nuova costruzione
- Art. 3, c. 1, lett. e; c; e b;, D.P.R. n. 380/2001. In materia
urbanistica, la necessità del permesso di costruire permane per gli interventi:
a) di manutenzione straordinaria, qualora comportino modifiche delle
destinazioni d'uso (D.P.R. n. 380 del 2001, art. 3, comma 1, lett. b); b) di
restauro e risanamento conservativo, qualora comportino il mutamento degli
"elementi tipologici" dell'edificio, cioè di quei caratteri non soltanto
architettonici ma anche funzionali che ne consentano la qualificazione in base
alle tipologie edilizie (D.P.R. n. 380 del 2001, art. 3, comma 1, lett. c).
Questo tipo d’interventi, devono considerarsi "di nuova costruzione" ai sensi
del D.P.R. n. 380 del 2001, art. 3, comma 1, lett. e). Ove il necessario
permesso di costruire non sia stato rilasciato, sono applicabili le sanzioni
amministrative di cui al D.P.R. n. 380 del 2001, art. 31 e quella penale di cui
all'art. 44, lett. b)". (cfr. Cass. pen. Sez. 3 n. 24096 del 7.3.2008 Desimine
ed altri). Pres. Vitalone, Est. Amoresano, Ric. Zaccari. CORTE DI CASSAZIONE
PENALE, Sez. III, 22/01/2009 (Ud. 11/12/2008), Sentenza n. 2877
DIRITTO PROCESSUALE PENALE - Ricorso per cassazione - Impugnazione - Concetto
di violazione di legge - "errores in iudicando" o "in
procedendo" - Artt. 325, 125, 606 c.p.p.. A norma dell'art. 325
c.p.p., il ricorso per cassazione può essere proposto soltanto per violazione di
legge. Nel concetto di violazione di legge può comprendersi la mancanza assoluta
di motivazione o la presenza di motivazione meramente apparente in quanto
correlate all'inosservanza di precise norme processuali, quali ad esempio l'art.
125 c.p.p., che impone la motivazione anche per le ordinanze, ma non la
manifesta illogicità della motivazione, che è prevista come autonomo mezzo di
annullamento dall'art. 606 c.p.p., lett. e), ne' tantomeno il travisamento del
fatto non risultante dal testo del provvedimento, (Cass. sentenza n. 2/2004,
Terrazzi). Inoltre, nella violazione di legge debbono intendersi compresi sia
gli "errores in iudicando" o "in procedendo", sia quei vizi della motivazione
così radicali da rendere l'apparato argomentativo posto a sostegno del
provvedimento o del tutto mancante o privo dei requisiti minimi di coerenza,
completezza e ragionevolezza e quindi inidonee a rendere comprensibile
l'itinerario logico seguito dal giudice (Cass. sentenza n. 25932 del 29.5.2008,
Ivanov). Pres. Vitalone, Est. Amoresano, Ric. Zaccari. CORTE DI CASSAZIONE
PENALE, Sez. III, 22/01/2009 (Ud. 11/12/2008), Sentenza n. 2877
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UDIENZA 11.12.2008
SENTENZA N. 1477
REG. GENERALE n.
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
Sez. III Penale
Composta dagli Ill. mi Signori
Dott. Claudio VITALONE Presidente
Dott. Amedeo FRANCO Consigliere
Dott. Silvio AMORESANO Consigliere
Dott. Guicla MULLIRI Consigliere
Dott. Santi GAZZARA Consigliere
ha pronunciato la seguente
SENTENZA
sul ricorso proposto da:
1) Zaccari Cristiano nato il 7.3.1971;
avverso l'ordinanza dell' 11.7.2008 del Tribunale di Latina;
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. Silvio Amoresano;
sentito il P.G. Dr. Guglielmo Passacantando che ha chiesto il rigetto del
ricorso.
sentito il difensore avv. Marzio Gianluca che ha chiesto l'accoglimento del
ricorso.
OSSERVA
1) Il Tribunale di Latina, con ordinanza in data 11.7.2008, accoglieva l'appello
proposto dal P.M. avverso l'ordinanza con la quale il GIP del Tribunale di
Latina aveva rigettato, in data 4.4.2008, la richiesta di sequestro preventivo
del deposito adibito a rimessa per velivoli, sito in Aprilia, via Genio Civile,
e per l'effetto ordinava il sequestro di detto deposito.
Premetteva il Tribunale che il GIP aveva rigettato l'istanza di sequestro in
quanto l'omessa allegazione del permesso in sanatoria non consentiva di valutare
l'oggetto di quanto assentito e la doppia conformità di cui al D.P.R. n. 380 del
2001, art. 36.
Tanto premesso, rilevava il Tribunale che non si era formato il giudicato
cautelare, a seguito del rigetto da parte del GiP di due precedenti richieste di
sequestro (provvedimenti non impugnati), in quanto era diversa la condotta
criminosa. Inizialmente era stata ipotizzata la costruzione, in assenza di
permesso di costruire, di una serra; a seguito del rilascio del permesso in
sanatoria n. 29/2007, veniva ipotizzata, invece, la illegittima modifica della
destinazione d'uso della serra in un deposito per velivoli (come accertato con
la relazione 4.9.2007 a firma del tecnico comunale), mediante la chiusura delle
pareti perimetrali, il posizionamento di porte scorrevoli di accesso, la posa di
materiale tufaceo come pavimentazione. Dal permesso di costruire in sanatoria,
prodotto legittimamente in appello dal P.M., risultava che la sanatoria
riguardava una serra, per cui era indiscutibile il mutamento della destinazione
d'uso (peraltro una rimessa per velivoli non sarebbe mai assentirle in una zona
agricola quale quella de qua). Sussisteva, pertanto, il "fumus" del reato di cui
al D.P.R. n. 380 del 2001, art. 44, nonché il "periculum in mora" (venendo la zona
agricola ad essere gravata da un notevole carico urbanistico per la presenza in
loco di diversi aerei).
2) Propone ricorso per cassazione Zaccari Cristiano, quale comodatario del suolo
su cui risulta realizzata l'opera. Denuncia, con il primo motivo, la violazione
di legge in relazione all'art. 310 c.p.p., non essendosi il Tribunale attenuto
al principio devolutivo, che opera anche in tema di misure cautelari. Il GIP
aveva rigettato la richiesta di sequestro in quanto, non essendo in atti il
permesso in sanatoria non poteva valutarne oggetto e contenuto, ne' poteva
valutare la cd. doppia conformità. Il P.M. con i motivi di impugnazione
lamentava che la struttura, trovandosi in zona agricola, non poteva essere mai
autorizzata. Il Tribunale aveva risolto la disputa tra P.M. e GIP assumendo che
l'atto, successivamente al decreto del GIP, era stato prodotto, senza dedurre
sull'unico motivo di gravame.
Con il secondo motivo denuncia il vizio di motivazione in relazione al "periculum
in mora", essendosi il Tribunale limitato alla mera ripetizione del dato
normativo. Chiede, pertanto, l'annullamento della sentenza impugnata.
3) Il ricorso è infondato e va pertanto rigettato.
3.1) Va premesso che, a norma dell'art. 325 c.p.p., il ricorso per cassazione
può essere proposto soltanto per violazione di legge. Secondo le sezioni unite
di questa Corte (sentenza n. 2/2004, Terrazzi), nel concetto di violazione di
legge può comprendersi la mancanza assoluta di motivazione o la presenza di
motivazione meramente apparente in quanto correlate all'inosservanza di precise
norme processuali, quali ad esempio l'art. 125 c.p.p., che impone la motivazione
anche per le ordinanze, ma non la manifesta illogicità della motivazione, che è
prevista come autonomo mezzo di annullamento dall'art. 606 c.p.p., lett. e), ne'
tantomeno il travisamento del fatto non risultante dal testo del provvedimento.
Tali principi sono stati ulteriormente ribaditi dalle stesse sezioni unite con
la sentenza n. 25932 del 29.5.2008 - Ivanov, secondo cui nella violazione di
legge debbono intendersi compresi sia gli "errores in iudicando" o
"in
procedendo", sia quei vizi della motivazione così radicali da rendere l'apparato argomentativo posto a sostegno del provvedimento o del tutto mancante o privo
dei requisiti minimi di coerenza, completezza e ragionevolezza e quindi inidonee
a rendere comprensibile l'itinerario logico seguito dal giudice.
3.2) Il Tribunale, con motivazione, adeguata e quindi non censurabile ex art.
325 c.p.p., ha ritenuto che dal permesso in sanatoria (legittimamente allegato
in sede di appello e con il quale si assentiva una serra) e dalla nota a firma
del tecnico comunale del 4.9.2007, risulta indiscutibilmente accertato "un
cambio di destinazione d'uso, avvenuto mediante la chiusura delle pareti
perimetrali, il posizionamento di porte scorrevoli di accesso....."). Ha
evidenziato, poi, il Tribunale che tale mutamento (non autorizzato nè
autorizzabile, trattandosi di zona agricola) integra certamente il reato di cui
al D.P.R. n. 380 del 2001, art. 44.
Nè sussiste in alcun modo la denunciata violazione del principio devolutivo e
cognitivo, avendo il P.M., con l'atto di impugnazione, lamentato, come riconosce
lo stesso ricorrente ("..il P.M. ex art. 322 bis c.p.p., quale motivo di
gravame, rappresenta nell'appello che trovandosi la struttura in area agricola,
mai avrebbe o potrebbe legittimamente ottenere una sanatoria quale magazzino per
veicoli"), appunto che la trasformazione abusiva in deposito non avrebbe potuto
mai essere sanata e che, quindi, sussisteva il "fumus" del reato contestato.
3.3) Correttamente, poi, il Tribunale ha ritenuto che per siffatto mutamento di
destinazione d'uso, realizzato attraverso l'esecuzione di opere edilizie, sia
necessario permesso di costruire. In ordine al mutamento di destinazione d'uso
di un immobile attraverso la realizzazione di opere edilizie, ha già affermato
questa Corte che "si configura in ogni caso un'ipotesi di ristrutturazione
edilizia (secondo la definizione fornita dal D.P.R. n. 380 del 2001, art. 3,
comma 1, lett. d)), in quanto l'esecuzione dei lavori, anche se di modesta
entità, porta pur sempre alla creazione di un organismo edilizio in tutto o in
parte diverso dal precedente. L'intervento rimane assoggettato, pertanto, al
previo rilascio del permesso di costruire con pagamento del contributo di
costruzione dovuto per la diversa destinazione.
Non ha rilievo l'entità delle opere eseguite, allorché si consideri che la
necessità del permesso di costruire permane per gli interventi:
- di manutenzione straordinaria, qualora comportino modifiche delle destinazioni
d'uso (D.P.R. n. 380 del 2001, art. 3, comma 1, lett. b);
- di restauro e risanamento conservativo, qualora comportino il mutamento degli
"elementi tipologici" dell'edificio, cioè di quei caratteri non soltanto
architettonici ma anche funzionali che ne consentano la qualificazione in base
alle tipologie edilizie (D.P.R. n. 380 del 2001, art. 3, comma 1, lett. c).
Gli interventi anzidetti, invero, devono considerarsi "di nuova costruzione" ai
sensi del D.P.R. n. 380 del 2001, art. 3, comma 1, lett. e).
Ove il necessario permesso di costruire non sia stato rilasciato, sono
applicabili le sanzioni amministrative di cui al D.P.R. n. 380 del 2001, art. 31
e quella penale di cui all'art. 44, lett. b)". (cfr. Cass. pen. Sez. 3 n. 24096
del 7.3.2008 Desimine ed altri). 3.4) Anche in ordine alle esigenze cautelari il
Tribunale ha ineccepibilmente motivato avendo evidenziato, anche se
stringatamente, che l'utilizzo della struttura quale deposito di velivoli e non
come serra (secondo quanto autorizzato in sanatoria) comprometterebbe in modo
rilevante la destinazione agricola dell'area, che verrebbe ad essere gravata in
concreto da un notevole carico urbanistico in considerazione della "stabile
presenza in loco di diversi aerei".
P.Q.M.
Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese
processuali.
Così deciso in Roma, il 11 dicembre 2008.
Depositato in Cancelleria il 22 gennaio 2009
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